Piccole riflessioni tra amici
Non ho mica mai amato il Natale in modo particolare. Nel senso, non sballo per i regali, non cedo facilmente al fascino di luci e lucine né godo particolarmente per le abbuffate sotto l’albero, però non è che mi lasci nemmeno del tutto indifferente. Quest’anno, per esempio, capita di viaggiare verso casa non esattamente per le tradizionali feste. 10 giorni prima, più o meno. L’occasione è lieta per salutare tutto e tutti senza i rituali propri della stagione dei Babbi Natali. Giuro, è tutta un’altra cosa.
Unica controindicazione, o per meglio dire, effetto collaterale nemmeno troppo indesiderato: passare il 25 a casa, da solo, a casa mia, quella che ora è proprio un po’ più mia, Madrid. Credo sarà più o meno definibile, ma confermerò in corso d’opera, una figata dell’altro mondo. Però, perché quasi sempre c’é un però: pur essendo assolutamente persuaso della assoluta arbitrarietà tanto della data come dell’evento, mi sono mezzo sentito in dovere di non rifiutare un invito per un pranzo il 25. Della serie che rischi di passare per uno psicotico disadattato, un killer in fuga, l’ultimo dei cavalieri Jedi (senza nemmeno il codino sbarazzino di Ewan McGregor). Giuro che non è una bella sensazione. Un misto tra orgoglio saldo e spavaldo per le scelte compiute e la sensazione di aver fatto una cazzata galattica in puro stile Space Ball. Fatto sta che, il momento nel quale le difese del “self made man” erano stranamente basse ha coinciso con un transito per il corridoio vuoto di un grande albergo semi-deserto lungo il quale rotolava una pallina…
Deve avermi ricordato qualche cosa perché il giorno seguente ho praticamente accettato di unirmi ad amici di Madrid che per l’occasione navideòa riuniranno circa 27 parenti. Programma: grazie alla straordinaria presenza della sorella del cognato della madre del figlio del proprietario di mi sono perso chi, ma che arriva direttamente da non so dove, imbandendo nonhocapitobene quante mai decine di tavole, cercheranno, con il mio preciso e prezioso aiuto in regia, di battere ogni record esistente e debitamente convalidato, di permanenza consecutiva con le gambe sotto un tavolo, senza soluzione di continuità tra una portata e la seguente. Per darvi un’idea la cosa è stata definita dall’ospite come: molto italiana, “come Mama italiaaana”, che detto da uno spagnolo ammicca vagamente ad atmosfere almodovariane. La conferma non è ancora stata data, ma, per mancanza di sfide che possano anche solo reggee il confronto, questa si profila quale vincitrice a mani basse. Avevo preso in considerazione il guado per tre volte di fila del Manzanarres in pantofole di feltro bucate, ma non mi sembrava altrettanto utile a livello sociale.
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