Interattività e PopCorn
Occhio che è lungo!!
Non ci vuole poi molto, basta fermarsi e pensarselo un pochino.
E io ho fatto i compiti: mi sono fermato e ho pensato. Mi sono ricordato che in 3º media le telefonate le facevo da casa.
“Sono Matteo, posso parlare con Gabri?”
“Gaaaaaaaabriiiiiiiiiiiiii, te lo passo”
“Ciao….” Bla, bla “alle 3?”
“alle 3”
Fine. Alle 3 ci si trovava da qualche parte. Nessuno mancava un appuntamento.
Poi son arrivate le superiori, il cellulare ed i numeri personali. Chiamare costava uno sproposito e la presa per il culo era dietro l’angolo: “mamma butta la pasta”, ve lo ricordate?
E cominciarono le sparizioni degli amici all’ultimo secondo. I ritardi giustificati, i cambi di piano, variazioni variabili in soggetti e quantità:
- siamo uno in più
- uno in meno
- in un altro posto
- nello stesso posto ma 30 minuti più tardi
- non vengo
- non c’è più il posto (giuro è capitato con il palazzo del ghiaccio di Milano, NON C’È PIÙ!!)
Nello stesso periodo, piú o meno, arrivò Internet. Nel senso delle pagine web, bellissime vetrine tutte patchwork con bei bottoncioni e molti pochi servizi. Anzi niente servizi, al limite l’indirizzo del cinema ma non i film. E le e-mail si inviavano e ricevevano al posto dei fax.
Poi ICQ, MSN venne dopo. Le BBS vennero prima, ma io non ero portato, e non avevo un computer… poi tutto fu molto più veloce e giusto ieri sera mi sono fermato a pensare: ho conosciuto 25 persone in 2 giorni, fatto 350km in un paese straniero ed ho appuntamenti per birre e BBQ vari per tutta l’estate.
Volete sapere come? Mi sono iscritto venerdi sera ad un forum di moto, entrato nella sezione Madrid, guardato il primo topic “che facciamo questo WeekEnd”, risposto che sarei andato anche io.
Ed eccoci in 25 moto, a zonzo per i dintorni di Madrid, cercando un posto per fare 4 pieghe come dio comanda e poi bagnarsi le chiappe in un lago artificiale. Ci siamo con il quadro? Ok , ora le riflessioni.
Le riflessioni del caso sono 2. La prima riguarda l’accessibilità alle notizie e l’interattività di Internet. E più che una riflessione è un’ulteriore presa di coscienza.
Mi spiego. Grazie a quella complessa, ma allo stesso tempo semplice ed intuitiva, macchina, armamentario, corollario, dintorno, contorno, chiamalo come vuoi, che è Internet, con un minimo di pratica si hanno sotto mano informazioni, dati e contatti che permettono ridefinire (e de facto hanno ridefinito) la struttura della “rete sociale personale”, in un modo, e ad una velocità impensabile fin solo a 10 anni fa.
Da qui si potrebbero dipanare almeno altri tre filoni di considerazioni. Li citeremo solo per lasciare aperti spunti per ulteriori riflessioni.
1) Il fatto che ancora una volta la tecnologia e lo sviluppo tecnico dettano un cambiamento nei costumi sociali. Internet ed il cellulare ridefiniscono le relazioni interpersonali, non solo nella tecnica ma anche nel valore. E la catena si estende alla lingua ed al linguaggio.
2) Il traslato compiuto sul termine “rete sociale”, da fenomeno sociologico osservato nella realtà a termine per descrivere uno strumento di marketing, fino al riconoscimento e sfruttamento di un nuovo canale distributivo i famosi “social networks”.
3) La possibilità di accesso ai canali di informazione, intesi come fonti di sapere, cambia il processo di creazione di contenuti, la struttura dell’informazione ed i concetti di ipertesto, link, approfondimento esterno, etc., si integrano nel pensiero comune tanto da essere elementi di definizione della generazione “figli del computer”.
La seconda considerazione riguarda la mobilita e la personalità dell’informazione e della comunicazione e degli strumenti di comunicazione. La tecnologia ha permesso il dilatarsi dei tempi di decisione, si potrebbe parlare quasi di un tempo di “virtualizzazione” delle decisioni.
Mi spiego: dire che “ci vediamo alle 8”, oggi, non ha più lo stesso valore che aveva 15 anni fa. Perché tra le 7, orario al quale si esce di casa per recarsi all’appuntamento, e le 8, orario dell’appuntamento, esistono gli strumenti per fare una telefonata o mandare una mail (che arriva sul cellulare) e cambiare i termini dell’accordo.
E non venite a dirmi che è meglio così perché se sono in ritardo almeno avviso. No! Perché grazie a questa situazione siamo “sempre giustificati” e la responsabilità delle scelte viene depauperata del significato e del peso che aveva e dovrebbe avere.
Se volessimo seguire un’estremizzazione di questo filo logico si potrebbe affermare che la società occidentale (leggi sistema economico, struttura del potere, relazione pubblico-privato, amministrazione del diritto, etc. ) punta dritta dritta verso la deresponsabilizzazione dell’individuo in quanto soggetto e alla costruzione di un concetto di libertà basato sulla possibilità di sottrarsi alle conseguenze di una scelta. Spostando in questo modo l’ago della bilancia da: la libertà di operare una scelta, a, la possibilità di cambiare mediante una seconda scelta la scelta iniziale.
Nella pratica, dunque, stiamo legittimando e promuovendo il duplicarsi delle scelte e dei processi di scelta. Adesso viene il bello, facciamo un mortale con un avvitamento, occhio: usando il concetto di costo-beneficio, attribuendo quindi un valore monetario anche ad entità astratte come benessere, malessere (che avrà un segno meno), tempo, aspettativa generata, etc. possiamo, se non calcolarlo, almeno comprendere che ogni scelta comporti una certa dose di aspettativa, quindi un costo (che potrebbe essere anche materiale e facilmente monetizzabile). Fatto dunque X il costo medio di una scelta possiamo dire che, teoricamente, guardando il trend, generalizzando, etc., la grande macchina del progresso spinge per arrivare a un costo di 2X?
Possiamo assumere questo piccolo ragionamento come un’ulteriore prova della natura intrinseca del principio di funzionamento della società occidentale: la produzione per la produzione?
Detto questo, e mi pare che non sia poco per una sola puntata, vi lascio riflettere.
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